SINDROME  DEL  BURN-OUT  E  MOBBING

 

La sindrome del "Burn Out"

 

    La Sindrome del “Burn Out” è caratterizzata in generale da affaticamento, logoramento, improduttività, depressione, sintomi psicosomatici, e si manifesta principalmente in operatori con mansioni a carattere sociale, quali, per es., medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, poliziotti.

    La sindrome si presenta quando c’è uno squilibrio tra le richieste della Struttura di lavoro e le reali risorse disponibili.

    Vi è una stretta correlazione tra stress cronico e burn-out: quest’ultimo, infatti, è caratterizzato da eventi stressogeni ripetuti a cui seguono risposte maladattative.

   

Sindrome Burn Out - Burn-Out - Mobbing - FirenzeIn caso di burn-out i parametri da valutare sono:

 

    • Esaurimento emotivo: il soggetto ha la sensazione di essere bruciato nell’espressione emotiva, con un vissuto di svuotamento e inaridimento.

    • Ridotta capacità di accoglimento e contenimento: l’operatore diviene meno empatico, irritabile, scortese, sbrigativo, lamentoso, polemico, scostante.

    • Ridotta gratificazione e realizzazione personale: la sensazione di non venir riconosciuti nello sforzo, nell’impegno, nei risultati, con conseguente riduzione dell’autostima e sentimenti d’indeguatezza. 

    

    La persona colpita da burn-out manifesta:

 

    • sintomi aspecifici: irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, insonnia;

    • sintomi somatici: tachicardia, cefalee, nausea, ecc.;

    • sintomi psicologici: depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti.

   

    Tale situazione di disagio molto spesso induce la persona ad abuso di alcool o di farmaci. Vi è, inoltre, un rischio maggiore di patologie somatiche quali patologie cardiovascolari, tumori, ictus.

    Il burn-out, in genere,  non coinvolge solamente l’operatore, ma l’equipe e l’utente.

    Tra gli specialisti medici, quelli più a rischio per il burn-out sono quelli che operano nell’ambito della medicina generale, della medicina del lavoro, della psichiatria, della medicina interna e d’urgenza, e dell’oncologia.

   La flessibilità lavorativa ha portato negli ultimi anni ad un incremento della sindrome da burn-out tra i giovani (in precedenza erano più colpiti gli anziani).

   

    L’insorgenza della sindrome di burn-out negli operatori sanitari segue generalmente quattro fasi:

   

    • Prima fase: entusiasmo idealistico

    • Seconda fase: stagnazione

    • Terza fase, la più critica: frustrazione

    • Quarta fase: graduale disimpegno emozionale

 

    Le conseguenze della Sindrome del “Burn Out” generalmente includono malattie psicosomatiche, scadimento della qualità del Servizio, stress per l’utenza, assenteismo, alto turn-over.

 

 

Il Mobbing

 

    Tra le cause di Burn-out vi è il comportamento mobbizzante. Il termine Mobbing, inglese, letteralmente indica "l'assalto (fisico) di un gruppo ad un individuo"; per gli studiosi del comportamento animale è anche "l'esclusione di un individuo dal suo branco"; nella psicologia del lavoro indica una violenza psicologica, talvolta anche fisica, perpetrata sul posto di lavoro che a poco a poco diventa insopportabile.

    Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento (che potrebbe causare imbarazzo all'azienda) o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all'esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o ancora per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte immorali (ad esempio, offerte sessuali o richiesta di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici) o illegali (ad esempio, richiesta di fare, o di omettere di fare, in violazione di norme).

    La pratica del mobbing consiste nel vessare il collega di lavoro subordinato o il dipendente con svariati metodi di coercizione psicologica e fisica. Ad esempio, sottraendo incarichi e lavoro gratificante per affidarlo ai colleghi o subordinati; oppure attraverso la dequalificazione delle mansioni stesse che vengono ridotte a compiti banali quali fare caffè, ricevere telefonate, o comunque a compiti poco operativi e con scarsa autonomia decisionale; così da rendere umiliante il proseguio del lavoro. Altra pratica diffusa è quella dei rimproveri e/o richiami, espressi in privato ed in pubblico, per errori normalmente trascurabili. Ancora, la pratica si manifesta nel fornire volontariamente attrezzature di lavoro di scarsa qualità, computer e stampanti che si guastano, arredi scomodi, ambienti male illuminati, spesso si rende irreperibile anche l'assistenza tecnica. Talora si arriva a interrompere il flusso di informazioni necessario per il lavoro, il dipendente non riceve più le e-mail aziendali, viene chiusa la casella di posta, l'accesso alla guida in linea, forti restrizioni sull'accesso a Internet. Se il dipendente resta in malattia, vengono inviate dai capi dell'aziende continue visite fiscali a casa del lavoratore. Quando il "mobbizzato" ritorna sul posto di lavoro, spesso trova la scrivania sgombra o portata via e il computer staccato dalla rete aziendale: è la cosiddetta "sindrome da scrivania vuota", per la quale scompare un pezzo alla volta senza dare giustificazioni al lavoratore.

   Il mobbing non è di per se stesso una malattia ma può esserne la causa. La patologia psichiatrica più frequentemente associata è il disturbo dell'adattamento; esso si compone di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva reattiva all'evento stressogeno (compresi sindrome da somatizzazione).

   Il mobbing è infatti causa di cefalea, annebbiamenti della vista, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite, dermatosi e viene somatizzato un po' in tutto il corpo. Le conseguenze maggiori sono disturbi della socialità, depressione, isolamento sociale e suicidio in un numero non trascurabile di casi.

    In base alle sue specifiche caratteristiche il mobbing si suddivide in:

    • Mobbing dal basso o down-up: il mobber è in una posizione inferiore rispetto a quella della vittima. Accade quando l’autorità di un capo viene messa in discussione da uno o più sottoposti, in una sorta di ammutinamento professionale generalizzato.

    • Mobbing dall’alto: il mobber è in una posizione superiore rispetto alla vittima: un dirigente, un capo reparto, un capufficio, un collega di anzianità o di mansioni superiori.

    • Bossing o mobbing strategico: è una forma di mobbing che viene usata strategicamente dalle imprese per promuovere l’allontanamento dal mondo del lavoro di soggetti in qualche modo scomodi.

    • Mobbing tra pari o orizzontale: il mobber e la vittima sono allo stesso livello: due colleghi con pari manzioni e possibilità.

    • Doppio mobbing: l’energia distruttiva con cui la vittima è caricata e che trova in famiglia la possibilità di scaricarsi, può giungere ad un livello tale da comportare la saturazione delle riserve familiari.

 

 

 

 

 

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